giovedì 12 luglio 2018

Tentativo di spiegazione


Per quel che ho capito, secondo Severino, il pensiero del divenire, inteso come uscire e rientrare nel niente, è intrinsecamente contraddittorio, in quanto significa dire che ciò che è al tempo stesso è niente, cioè non è . Riprendendo la sentenza parmenidea, Severino ripete che invece “l’essere è e il non essere non è”, dove per “essere” secondo lui peró va inteso ogni singolo concreto essere, ogni esistente individuale. Ognuno di questi deve dunque avere l’attributo divino dell’eternità, è incancellabile. Come spiegare il divenire, allora? Ciò che è passato non è sparito nel niente, non è divenuto niente: solo non siamo più in grado di vederlo, è un essere al quale non abbiamo più accesso, inaccessibile: come appunto il deep web, per chi non ha gli strumenti per accedere al deep web.

martedì 10 luglio 2018

Deep web Severino


Io sono un vero e proprio primitivo digitale, un formidabile ignorante informatico, convinto praticante; sarà per questo, per manifesta incompetenza, che alcuni giorni fa, non mi ricordo bene come né dove sia accaduto; anzi no: ricordo che qualcuno,o qualcuna, ad una cena parlava, quasi sottovoce, di deep web.  Il proibito, l’extra legem: di questo credo parlassero. Per un misto di provocazione e saccenteria, fortunatamente sempre un po’ cialtrona, ho comunicato a tutti che, secondo me, questo luogo dove niente di ciò che è apparso mai scompare, illustra alla perfezione la filosofia di Emanuele Severino. Per Severino dire che qualcosa -qualsiasi minima cosa- si annienta, diventa niente, significa trasgredire al principio di non contraddizione, significa contraddirsi: ogni cosa che è, è eterna, solo si cessa di vederla, di avere accesso ad essa. Tutto però è conservato in una specie di deep web ontologico, una memoria universale: memoria mundi.


martedì 3 luglio 2018

Martina pescatore Luigi Tredici luglio 2018

martina / pescatore


...Sai Martina commessa della Coop io vorrei fare il pescatore, il pescatore di fanciulle, anche te eh, catturarle, vederle camminare nude in casa mia, possibilmente scalze, e poi  rilasciarle, rilasciarle libere al flusso della vita, non vederle mai più.


distonia e altre cose di moda

Se non ci fossimo i  distonici
che corrono in mutande per le città ,
voi poetesse
di  che  parlereste tutto il giorno?


la leggenda

La leggenda vuole che l'anello sulla spiaggia sia quello della moglie del poeta
perita in incidente aereo

figlia

Se faccio una figlia la chiamo Aldopaola

gap

Quelli che ci ha fregato 
è il gap fra il mondo reale e il mondo del porno 
tra Eva Henger e la collega di scrivania 
tra il genere Gitane e le zingare vere.

(no title)

Non cè rosa senza spina.
Io sono la rosa,
io sono la spina

Cerco foto

Cerco foto di me stesso col garellino fine anni '70 usato era del mio  cugino il ribelle che si fece arrestare per aver scritto qualcosa merda sulla Fortezza da Basso


Panteismo sul vater

Come al solito sono le 20 e sono in bagno,
il cibo digerisco frantumo gli alimenti e li restituisco al mondo

forse siamo macine
per ottenere concime

da quanto ti odio
mangerei anche te se potessi
in sol boccone.

Fra me e  un boa costrictor non sento alcuna differenza.
Guardo - desidero - macino e poi espello.


lunedì 25 giugno 2018

All'attacco






Formazione a tre punte: Soumahoro-Calenda-Saviano.
Se non altro, spettacolo.


giovedì 21 giugno 2018

Dal quaderno di lettura dell'estate scorsa



Clarice Lispector in Acqua viva realizza un'assoluta destrutturazione della  scrittura e dell'individualità: abolisce nessi logici e talvolta grammaticali per raggiungere il nucleo vitale essenziale. E' una vera e propria operazione alchemica, il solve della personalità/costituzione psicologica/scrittura, per distillare l'elemento vitale puro, appunto l'acqua viva, il principio vitale che si raggiunge al termine dell'operazione di dissoluzione: al termine dell'opera al nero rimane infatti il principio vitale puro. Anche l'elemento della segretezza sembra coerente con questa lettura alchemica: "La mia selvaggia intuizione di me stessa. Ma il mio essenziale è sempre nascosto. Sono implicita. E quando mi esplicito perdo l'umida intimità."
La scrittura della Lispector è appunto "opera al nero", un lavoro di dissoluzione dei nessi logico-grammaticali-personali, per far emergere al di sotto e al di là di essi il principio vitale non scalfibile: "Devo destituirmi per raggiungere il nocciolo e la semenza della vita. L'istante è semenza di vita. [...] Questa è la vita vista dalla vita. Posso non avere senso, ma è una mancanza di senso come quella della vena che pulsa. E' di una tale purezza questo contatto con l'invisibile nucleo della realtà."
Si coglie il nucleo primo, vitale, fermentante, "germinativo", della scrittura e dell'esistenza, umana e non solo. La destrutturazione, il disordine evocano questo nucleo primo, vitale, caotico, incoerente: è la natura naturans, il fondo generatore e creativo, il deus sive natura: "La verità si trova da qualche parte, ma è inutile pensare. Non la scoprirò eppure vivo in essa." 
E' quello che fa vivere, la verità, "l'incoscienza creatrice del mondo", così "nel retro dei miei pensieri si trova la verità che è quella del mondo -l'illogicità della natura." "Sono nata così: estraendo dall'utero di mia madre la vita che è sempre stata eterna. Nel momento in cui dipingo o scrivo sono anonima. Il mio profondo anonimato che nessuno ha mai toccato. Ho una cosa importante da dirti: it è elemento puro. Non sto ripetendo niente: sto vivendo il vero parto di it. Mi sento intontita come chi sta per nascere."

"Questa è l'acqua luminosa, ciò che sempre fugge. E' l'Acqua di vita che dà la resurrezione ai mortil'Acqua divina che da tutti fu ignorata, la cui natura è ardua da contemplare. Essa è indomita. Tutto in tutto, possiede una via e uno spirito, e il potere di distruzione." (Evola, La Tradizione Ermetica)


domenica 17 giugno 2018

Era ora



Si schioda -era ora- in alto l'asse dal soffitto-cielo, 
la tetra trave ben bene si scuote e crolla 
a terra rovinosa, dopo che l'acqua e l'acqua ancora
è precipitata -precipita sempre, l'acqua- a scroscio 
a precipizio: un precipizio d'acqua è sceso giù, è caduto 
s'è tutto arrovesciato, anzi s'è precipitato proprio, giù: a terra 
la lastra percossa -un dio è stato, è stato un dio formidabile 
e mortale- dappertutto della volta in pezzi i pezzi, ora opachi 
                                                                     scuri specchi


giovedì 14 giugno 2018

it does'nt worth (L.)

Non vale davvero la pena,
letteralmente
non vale la pena

Solo  gli istinti primi
la caccia nei supermercati
la riproduzione su youporn


[non sono francoappino
non imbrocco, scrivo  meglio la sera
in casa sul cesso]

(L.)